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Regolamento aziendale: cosa deve contenere e come aggiornarlo nel 2026

Il regolamento aziendale spesso vive in una cartella condivisa, in un PDF inviato via email mesi prima o, nelle aziende che lo utilizzano ancora, in una bacheca che nessuno consulta più. Finché tutto funziona, il problema non si vede. Diventa evidente quando serve applicare una regola: un'assenza non giustificata, l'utilizzo scorretto di uno strumento aziendale, una violazione di una policy interna o una contestazione disciplinare.

In questi casi bisogna poter dimostrare che la regola scritta era corretta, aggiornata e resa conoscibile alle persone. 

È questo il vero ruolo di un regolamento aziendale: trasformare norme e procedure in indicazioni operative che le persone possano trovare e applicare nel lavoro di tutti i giorni.

Nel 2026 il tema è ancora più rilevante. Le novità sul lavoro agile, gli adempimenti introdotti dal Collegato Lavoro, gli obblighi di trasparenza sui rapporti di lavoro e l'evoluzione delle regole sull'intelligenza artificiale richiedono alle aziende di rivedere periodicamente documenti e procedure.

Vediamo cosa deve contenere un regolamento aziendale, quali parti conviene aggiornare e come gestirlo in modo più semplice e tracciabile.

Cos'è il regolamento aziendale e a cosa serve

Con “regolamento aziendale” si indicano, in genere, le regole che organizzano la vita lavorativa all'interno dell'impresa. Non è necessariamente un unico documento e non sostituisce il contratto collettivo applicato.

Può comprendere, per esempio:

  • codice disciplinare, con infrazioni, sanzioni e relative procedure;

  • policy interne, come quelle sull'utilizzo di PC e smartphone aziendali, sulla gestione delle assenze, sulle modalità di lavoro agile e sugli obblighi di sicurezza collegati o sulla protezione dei dati;

  • regole organizzative, come orari, flessibilità, modalità di richiesta di ferie e permessi, accesso agli spazi aziendali;

  • procedure interne, che spiegano chi deve fare cosa e con quali tempi;

  • eventuali accordi o contratti integrativi aziendali, quando presenti.


Non tutte queste componenti hanno lo stesso valore giuridico. Il codice disciplinare, in particolare, è soggetto alle regole dell'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori. Le altre policy possono invece avere finalità organizzative, informative o di sicurezza e devono essere coerenti con legge, CCNL, contratto individuale e normativa sulla privacy.

Il regolamento serve quindi a due cose insieme: dare alle persone un riferimento chiaro e permettere all'azienda di applicare le proprie regole in modo coerente.

Pensiamo a una situazione semplice: un dipendente utilizza il computer aziendale per attività non consentite. Se l'azienda ha una policy chiara sull'uso degli strumenti, l'ha comunicata alle persone interessate e può recuperare la versione in vigore, la gestione dell'episodio parte da una regola documentata e non da un'interpretazione fatta dopo che il problema si è verificato.

Cosa deve contenere obbligatoriamente

Non esiste un contenuto obbligatorio per un generico “regolamento aziendale”. La situazione cambia quando il documento contiene il codice disciplinare, cioè l'insieme delle regole che individuano le infrazioni e le relative sanzioni.

Qui il riferimento è l'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970), che stabilisce le condizioni alle quali il datore di lavoro può esercitare il potere disciplinare.

Per poter essere applicato in modo corretto, il codice disciplinare deve rendere riconoscibili i comportamenti vietati e le conseguenze previste. In concreto, deve indicare almeno:

  • le infrazioni disciplinari, descritte in modo sufficientemente chiaro da permettere di capire quali comportamenti costituiscono una violazione;

  • le sanzioni applicabili, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge e dal CCNL. La multa non può superare quattro ore della retribuzione base, mentre la sospensione dal servizio e dalla retribuzione non può superare dieci giorni;

  • le regole della procedura disciplinare, che prevedono una contestazione scritta e specifica dell'addebito e la possibilità per il lavoratore di presentare le proprie giustificazioni, anche attraverso un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato. La sanzione non può essere applicata prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione

  • la coerenza con il CCNL applicato, che può prevedere una disciplina più dettagliata delle infrazioni e delle sanzioni o limiti più favorevoli al lavoratore.


C'è poi un requisito che spesso viene sottovalutato: il codice disciplinare deve essere portato a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in un luogo accessibile a tutti, come prevede l'articolo 7. Non è quindi sufficiente che il documento esista o che sia stato consegnato a chi lavora in azienda. 

Immaginiamo che un'azienda debba contestare a un dipendente ritardi ripetuti rispetto all’orario di lavoro stabilito. Se quel comportamento è sanzionabile in base a una specifica norma disciplinare, l'azienda deve poter dimostrare che la regola era stata correttamente portata a conoscenza dei lavoratori.

Le altre parti del regolamento come orari, utilizzo di smartphone e dispositivi aziendali, procedure per ferie e permessi, lavoro agile, sicurezza degli strumenti e policy interne, non sono tutte imposte dall'articolo 7. Sono però importanti per documentare le regole organizzative dell'azienda e ridurre l'incertezza nella gestione quotidiana.

Per questo è utile distinguerle chiaramente dal codice disciplinare e indicare, per ciascuna policy, a chi si applica, cosa prevede e dove può essere consultata la versione aggiornata.

Le clausole consigliate dopo il Collegato Lavoro e il Decreto Lavoro 2026

Le riforme legislative degli ultimi due anni hanno modificato alcune procedure che incidono direttamente sulla gestione del rapporto di lavoro. Ecco i principali punti da controllare. 

  • Dimissioni per fatti concludenti: quando un'assenza ingiustificata supera il termine previsto dal CCNL o, in mancanza di una previsione contrattuale, supera i 15 giorni, il datore di lavoro può attivare la procedura prevista dall'art. 19 della Legge 203/2024. Prima della comunicazione di cessazione, è previsto l'intervento della sede territoriale competente dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Il regolamento o la procedura interna possono chiarire chi verifica l'assenza, quali controlli effettuare e chi gestisce le comunicazioni, così da evitare che un caso concreto venga gestito senza una sequenza di passaggi definita.

  • Periodo di prova: per i contratti a tempo determinato, la disciplina prevede una durata proporzionata a quella del rapporto e, salvo condizioni più favorevoli previste dal CCNL, un criterio di calcolo basato su un giorno di effettiva prestazione ogni quindici giorni di calendario. Sono previsti un minimo di 2 giorni e un massimo di 15 per i rapporti fino a 6 mesi e di 30 giorni per quelli di durata superiore a 6 mesi e inferiore a 12. Se il regolamento o i modelli utilizzati dall'azienda riportano ancora la disciplina precedente, è quindi opportuno aggiornarli e verificare che siano coerenti con i contratti utilizzati.

  • Comunicazione obbligatoria per lo smart working: non è una novità delle ultime riforme, ma un obbligo in vigore dal 2022 che molte procedure interne ancora non prevedono. L'avvio, la proroga e le modifiche dei periodi di lavoro agile devono essere comunicati attraverso il portale del Ministero del Lavoro entro 5 giorni dall'inizio. La procedura interna dovrebbe rendere chiaro chi raccoglie le informazioni, chi effettua la comunicazione e entro quale termine, evitando che una richiesta concordata con il dipendente resti senza seguito sul piano amministrativo.

  • Codice CNEL in busta paga: dal 2024 (D.L. 19/2024, art. 29) il codice alfanumerico unico del CCNL applicato deve comparire nel cedolino e nelle comunicazioni obbligatorie di assunzione; il Decreto Lavoro 2026 rafforza le verifiche dell'Ispettorato sulla coerenza tra CCNL dichiarato e attività svolta. Conviene quindi controllare che il codice riportato sia quello corretto. Anche quando l'adempimento non riguarda direttamente una clausola del regolamento, la sua verifica può essere inserita nel processo di aggiornamento della documentazione aziendale: quando cambia il CCNL o la relativa disciplina, è utile controllare insieme regolamento, lettere di assunzione, procedure di onboarding e documenti collegati.

Le nuove clausole sull'intelligenza artificiale: obblighi informativi

Il regolamento aziendale deve tenere il passo anche con gli strumenti che cambiano il modo in cui l'azienda gestisce il lavoro. L'intelligenza artificiale è uno di questi casi: non basta sapere che un software la utilizza, bisogna capire se e come interviene nei processi che riguardano i lavoratori e quali informazioni devono essere rese disponibili.

Gli obblighi informativi sull'utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati sono già previsti dall'art. 1-bis del D.Lgs. 152/1997. A questi si aggiungono la disciplina introdotta dalla Legge 132/2025 e l'evoluzione del quadro europeo sull'intelligenza artificiale.

Per il regolamento aziendale, le aree da verificare sono soprattutto due.

  • Mappatura degli strumenti IA in uso: indicare quali software o funzionalità con componenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati, per esempio nella selezione o nel supporto alla valutazione delle prestazioni, e per quali finalità. Sapere dove l'IA entra nei processi permette di verificare quali obblighi informativi si applicano e di mantenere aggiornata la documentazione.

  • Garanzia del controllo umano: chiarire quale ruolo mantiene la persona quando l'IA supporta una decisione che riguarda un lavoratore. Il sistema può elaborare dati o fornire una raccomandazione, ma deve essere possibile individuare chi verifica il risultato, chi ne valuta l'affidabilità e chi mantiene la responsabilità della decisione finale. 

Come aggiornare il regolamento esistente

Aggiornare il testo non significa riscriverlo da zero a ogni novità normativa. Un metodo efficace prevede i seguenti punti.

  • Verificare le novità: confrontare il regolamento con le novità normative, i rinnovi del CCNL, le nuove procedure e gli strumenti introdotti in azienda.

  • Aggiornare solo le clausole interessate: intervenire solo sulle parti che non sono più allineate, mantenendo dove possibile la struttura esistente. Dopo ogni modifica è utile verificare anche i riferimenti alle altre policy e procedure, per evitare regole che si contraddicono tra loro.

  • Pubblicare la versione aggiornata: la versione aggiornata deve essere resa disponibile alle persone a cui si applica e, quando necessario, accompagnata da una comunicazione che chiarisca cosa è cambiato e da quando la modifica è efficace. Per il codice disciplinare, resta necessario rispettare le specifiche modalità di pubblicità previste dall'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.

  • Conservare le versioni precedenti: archiviare lo storico con data e versione identificabili, per dimostrare quale regolamento fosse in vigore al momento di un fatto contestato. 


Il regolamento aziendale e i dipendenti: come renderlo vincolante

Per il codice disciplinare, l'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori stabilisce che le norme disciplinari devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. L'affissione in bacheca resta la modalità prevista dalla norma, mentre la gestione digitale delle policy aziendali può affiancare o supportare questo adempimento, soprattutto per rendere i documenti facilmente reperibili e aggiornati.

Per le altre regole organizzative, come una policy sull'uso degli strumenti aziendali o sulle modalità di lavoro da remoto, vale la stessa logica: il documento deve essere effettivamente accessibile alle persone interessate.

La differenza si vede nella gestione quotidiana. Se una policy viene modificata, non è sufficiente sostituire il vecchio PDF con uno nuovo in una cartella condivisa. È utile comunicare l'aggiornamento, indicare da quando è valido e fare in modo che le persone sappiano dove trovare la versione corrente.

La mancata affissione del codice disciplinare può incidere sulla legittimità della sanzione quando il comportamento contestato è vietato da una specifica regola aziendale. La giurisprudenza ammette invece che la sanzione possa essere applicata anche senza una preventiva affissione quando la condotta viola doveri fondamentali del rapporto di lavoro, la cui illiceità è riconoscibile anche senza una specifica previsione nel codice disciplinare.

Per questo, prima di contestare un comportamento, occorre verificare cosa dice la regola, ma anche se e come quella regola è stata resa conoscibile.

Una gestione ordinata dei documenti aiuta a fare entrambe le cose: mantenere disponibile il regolamento aggiornato e conservare lo storico delle versioni e delle comunicazioni importanti. È lo stesso principio che permette di gestire in modo più affidabile gli altri documenti aziendali: meno versioni disperse e più elementi per ricostruire cosa è stato comunicato ai dipendenti.

Regolamento aziendale: domande frequenti

Il regolamento aziendale è obbligatorio per legge?

No, non esiste un obbligo generale di adottare un regolamento aziendale che raccolga tutte le regole organizzative dell'impresa. È però importante distinguere il regolamento dal codice disciplinare: l'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori prevede che le norme disciplinari siano portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Senza il rispetto di questo requisito, l'azienda può incontrare limiti nell'applicazione delle sanzioni per le violazioni che dipendono da specifiche regole disciplinari. Le altre policy aziendali, per esempio quelle su strumenti, lavoro agile, assenze o procedure interne, non sono generalmente obbligatorie come documento unico, ma aiutano a definire e documentare le regole con cui l'azienda organizza il lavoro. 

Ogni quanto va aggiornato?

La legge non stabilisce una cadenza fissa. La prassi corretta prevede l’ aggiornamento ogni volta che interviene una novità rilevante (nuove norme, rinnovo del CCNL, introduzione di nuovi strumenti digitali), affiancato da una revisione periodica annuale per verificare l’allineamento complessivo del documento.

I dipendenti devono firmarlo?

No, la firma individuale non è un requisito di validità: ciò che conta è la conoscibilità effettiva tramite affissione o pubblicazione accessibile. Molte aziende richiedono una firma per presa visione a fini probatori, per dimostrare che il singolo dipendente ne abbia preso atto, ma non si tratta  di un obbligo di legge.

Il regolamento può derogare al CCNL?

No, mai in senso peggiorativo. Una fonte unilaterale come il regolamento aziendale non può ridurre le tutele previste dal CCNL o dalla legge, ma può solo introdurre condizioni più favorevoli al lavoratore. Le deroghe in senso sfavorevole sono ammesse solo attraverso specifici accordi sindacali (come i contratti di prossimità (art. 8 L. 148/2011), oggi soggetti anche ai nuovi obblighi di deposito introdotti dal Decreto Lavoro 2026 e non tramite regolamento unilaterale.

Un regolamento aggiornato è utile se le persone sanno dove trovarlo e l'azienda riesce a ricostruirne nel tempo le diverse versioni. Centralizzare i documenti, comunicare gli aggiornamenti e mantenere uno storico ordinato aiuta a rendere le regole aziendali più accessibili e la loro gestione più semplice e verificabile.

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