Intelligenza artificiale e rapporto di lavoro: nuovi obblighi per i datori dal 2 agosto 2026

Molte aziende usano già l'intelligenza artificiale nella gestione del personale, spesso senza averla mai classificata come tale. Dal 2 agosto 2026 l'AI Act europeo entra in una nuova fase: si applicano gli obblighi di trasparenza dell’art. 50 e il regime sanzionatorio nazionale diventa operativo, con pieni poteri alle autorità di vigilanza.
Questa data però non è un punto di partenza: sul rapporto di lavoro diversi obblighi valgono già oggi. L'informativa sui sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati è prevista dall'art. 1-bis del D.Lgs. 152/1997 dall'estate 2022, i limiti al controllo a distanza dall'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, e l'art. 22 del GDPR presidia già le decisioni interamente automatizzate.
Gli obblighi più stringenti, quelli sui sistemi ad alto rischio, tra cui rientra la selezione del personale, sono stati invece rinviati al 2 dicembre 2027 dal Regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 24 luglio 2026: un rinvio che sposta la scadenza, non il lavoro da fare.
Per le aziende si tratta comunque di un passaggio importante: l'IA può diventare un supporto concreto per migliorare l'efficienza organizzativa, ma richiede molta più attenzione nella gestione dei dati, nella trasparenza verso i lavoratori e nel mantenimento del controllo umano sulle decisioni.
Il decreto IA italiano e il rapporto di lavoro: cosa cambia
Selezione del personale, formazione, pianificazione dei turni e valutazione delle prestazioni sono ambiti in cui questi strumenti aiutano già molte organizzazioni a lavorare meglio.
A livello italiano, la Legge 132/2025 ha già fissato il principio generale, ovvero un uso trasparente, sicuro e non discriminatorio dell'IA sul lavoro, e il 10 giugno 2026 il Governo ha approvato in esame preliminare uno schema di decreto attuativo che introduce, tra l'altro, il divieto di decisioni prese esclusivamente da un algoritmo su costituzione, modifica e cessazione del rapporto di lavoro, compresi i provvedimenti disciplinari.
È bene essere precisi su questo punto: è uno schema, non ancora legge definitiva, e il testo potrà ancora cambiare prima dell'approvazione finale.
Con l'AI Act europeo, l'obiettivo è garantire che la tecnologia venga adottata con criteri chiari, tutelando le persone quando sono in gioco decisioni che le riguardano. Le aziende dovranno concentrarsi su tre aspetti cardine.
Trasparenza: informare lavoratori e candidati sull'utilizzo degli strumenti di IA.
Gestione dei dati: sapere con precisione quali informazioni vengono trattate e per quali finalità.
Controllo umano: garantire che le scelte più rilevanti non siano mai delegate interamente a un algoritmo.
Il primo passo concreto consiste nel mappare gli strumenti già presenti in azienda, aggiornando procedure e informative interne prima che la normativa diventi pienamente applicabile.
L’obbligo di informativa ai lavoratori sull’uso dell’IA
La trasparenza è uno dei pilastri dell'AI Act. Quando un sistema automatizzato incide sull’organizzazione del lavoro o supporta le decisioni HR, le persone devono sapere esattamente cosa sta succedendo.
L’informativa non deve essere un modulo burocratico da archiviare, ma uno strumento di chiarezza che documenta:
quali software o strumenti di IA vengono impiegati;
per quali finalità (es. selezione o pianificazione);
quali dati vengono elaborati;
in che modo l’IA contribuisce alle valutazioni, chiarendo che si tratta sempre di un supporto e mai del decisore ultimo.
Una comunicazione trasparente aiuta a costruire un rapporto di fiducia solido, supportato da una documentazione sempre pronta da mostrare in caso di verifiche.
Il divieto di decisioni esclusivamente automatizzate su assunzione e licenziamento
L'IA può velocizzare la prima scrematura delle candidature o aiutare a organizzare le informazioni di una selezione, ma quando si tratta di un impatto concreto sulla vita professionale di una persona, il giudizio umano deve rimanere al centro. Assunzioni, avanzamenti di carriera o cessazioni del rapporto non possono essere affidati a una macchina. Serve un intervento reale: chi decide deve poter analizzare il contesto e, se necessario, discostarsi dal suggerimento dell’algoritmo, è il principio della supervisione umana.

I nuovi diritti dei lavoratori: contestazione e revisione umana
Le nuove regole rafforzano la tutela delle persone. Davanti a una decisione supportata dall'intelligenza artificiale, i lavoratori hanno il diritto di:
ricevere informazioni chiare sull'utilizzo della tecnologia;
comprendere quali elementi hanno inciso sulla valutazione;
chiedere una revisione umana della decisione;
ottenere una motivazione intelligibile, che indichi l’incidenza del sistema sul processo decisionale e i principali parametri considerati, oltre all’accesso ai dati utilizzati.
Per le aziende significa strutturare processi interni trasparenti e definire chiaramente le responsabilità di chi firma la decisione finale.
Sistemi di monitoraggio a distanza: le nuove regole
L'introduzione dell'IA nei software che monitorano i tempi di lavoro o l'uso dei dispositivi aziendali riapre il tema del controllo a distanza. Alcuni strumenti digitali possono infatti raccogliere informazioni sui tempi di lavoro, sull'utilizzo dei dispositivi aziendali o sulle modalità con cui vengono svolte determinate attività.
Vale la stessa regola generale anche per strumenti più comuni e meno sofisticati, come un software di rilevazione presenze o di pianificazione turni. Qui serve però una distinzione che spesso si perde: la sola registrazione di entrate e uscite, se da essa non deriva una decisione interamente automatizzata, resta fuori dall’obbligo informativo dell’art. 1-bis (circolare del Ministero del Lavoro n. 19/2022). L’informativa privacy e la definizione della finalità del trattamento, invece, restano dovute in ogni caso, con o senza IA
Sul controllo a distanza il riferimento resta l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori: gli impianti e gli strumenti da cui derivi anche indirettamente la possibilità di controllare l'attività dei lavoratori richiedono un accordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza, l'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro. Il comma 2 esclude da questo passaggio gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze, che restano comunque soggetti all'informativa e alla normativa sulla protezione dei dati.
Gli obblighi previsti dalla legge non scompaiono: bisogna informare i dipendenti, giustificare la raccolta dei dati e agire nel pieno rispetto della privacy. Valutare questi aspetti prima di adottare un nuovo strumento tecnologico evita criticità successive.
Cosa deve fare concretamente l'azienda entro il 2 agosto 2026
Le aziende possono muoversi fin da ora seguendo alcuni passi operativi.
Mappare gli strumenti: individuare quali software o strumenti integrano funzionalità di intelligenza artificiale e in quali attività vengono utilizzati.
Verificare il flusso decisionale: capire in quali processi l’algoritmo affianca le persone e chi assume la decisione finale.
Aggiornare la documentazione: rendere trasparenti informative e finalità di trattamento dei dati.
IA e lavoro: le domande più frequenti
L’obbligo di informativa riguarda anche i software HR?
Sì, quando il software incide su aspetti rilevanti del rapporto di lavoro. L'obbligo dell'art. 1-bis del D.Lgs. 152/1997 scatta se la decisione o il monitoraggio sono interamente rimessi al sistema, oppure se l'intervento umano è meramente accessorio. Ne resta fuori la sola rilevazione di entrate e uscite da cui non derivi una decisione automatizzata. L'informativa privacy sul trattamento dei dati, in ogni caso, è sempre dovuta.
Cosa si intende per decisione “esclusivamente automatizzata”?
È una scelta presa dal software senza un vaglio umano effettivo. Nei processi HR, affidare la selezione o la valutazione finale unicamente a un algoritmo senza una verifica umana viola i princìpi normativi.
Quali sanzioni sono previste per chi non si adegua?
L'art. 99 dell'AI Act costruisce tre fasce: fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale annuo per le pratiche vietate, fino a 15 milioni o il 3% per la violazione degli altri obblighi (la fascia in cui ricade un datore di lavoro), fino a 7,5 milioni o l'1% per informazioni inesatte alle autorità. Per le PMI e le start-up si applica, tra importo fisso e percentuale, quello inferiore. In Italia la vigilanza spetta all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, con AgID come autorità di notifica. A tutto questo si sommano i rischi legati al GDPR. Il regime sanzionatorio specifico per le nuove regole italiane sul lavoro, invece, sarà definito solo con il decreto legislativo definitivo.
Il regolamento aziendale va aggiornato con clausole sull’IA?
Sì, è fortemente consigliato aggiornare regolamenti e procedure ogni volta che si introducono strumenti basati sull’intelligenza artificiale, così da definire con precisione ruoli e responsabilità.
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