Trasparenza salariale e nuove regole in busta paga: al via dal 2026

9 Luglio 2025

Il 7 giugno 2026 segnerà una data importante per imprese e lavoratori italiani: entrerà in vigore la Direttiva UE 2023/970, che punta a rafforzare la trasparenza salariale e a ridurre il divario retributivo tra uomini e donne all’interno dell’Unione Europea.

Con questa normativa mira a trovare una soluzione per garantire criteri più chiari nella determinazione degli stipendi e nella gestione delle progressioni di carriera, con l’obiettivo di eliminare disparità ingiustificate e assicurare un trattamento equo tra i dipendenti, indipendentemente dal genere.

Non si tratta solo di una questione di compliance normativa: le imprese che abbracceranno la parità retributiva diventeranno più attrattive per i talenti e miglioreranno la propria reputazione sul mercato del lavoro, in un contesto in cui la trasparenza è sempre più un fattore competitivo.

Direttiva UE 2023/970 e trasparenza salariale: cosa prevede

Approvata per favorire una maggiore equità salariale, la Direttiva sancisce che uomini e donne devono ricevere la stessa retribuzione per lavori di pari valore (articolo 1). In concreto, le imprese dovranno:

  • rendere pubblici i criteri di determinazione degli stipendi e delle progressioni di carriera
  • fornire accesso ai lavoratori alle informazioni su stipendi medi per posizione e livello
  • adottare misure attive per ridurre il divario retributivo di genere
  • monitorare e rendicontare periodicamente le politiche salariali, comunicando i dati alle autorità competenti

La legge italiana n. 15/2024 prevede che la direttiva sia recepita entro il 7 giugno 2026 tramite decreto legislativo, portando a un allineamento delle pratiche retributive alle nuove norme europee.

Trasparenza salariale in busta paga: cosa cambierà dal 2026

Le nuove regole avranno per forza di cosa un impatto pratico sulle politiche interne delle aziende che si troveranno ad adeguarsi alla normativa. Vediamo nel dettaglio le principali novità alle quali dovranno adeguarsi.

Obbligo di trasparenza salariale:
le imprese dovranno fornire dettagli chiari sulle modalità di calcolo degli stipendi per ciascun ruolo, garantendo l’assenza di discriminazioni ingiustificate.

Accesso ai dati retributivi:
i lavoratori potranno richiedere informazioni sui salari medi e mediani dei colleghi che svolgono mansioni simili, con la possibilità di confrontare la propria retribuzione.

Misure per ridurre il gender pay gap:
le aziende saranno tenute a sviluppare politiche attive per annullare il divario retributivo tra uomini e donne, monitorando i risultati nel tempo.

Reporting periodico:
le imprese dovranno inviare report periodici sullo stato delle politiche retributive, evidenziando progressi e azioni intraprese per garantire la parità salariale.

Abolizione del segreto salariale e diritto di accesso

Un aspetto cruciale della Direttiva UE 2023/970 è l’eliminazione del cosiddetto “segreto salariale”. Dal 2026, i dipendenti avranno diritto a richiedere informazioni dettagliate sugli stipendi medi per genere nei ruoli equivalenti, mentre le aziende saranno obbligate a informare i lavoratori di questo diritto (art. 7 della Direttiva).

Inoltre, sarà possibile per i lavoratori richiedere un risarcimento in caso di violazione del principio di parità retributiva (art. 16), rafforzando concretamente il diritto a ricevere una retribuzione equa.

Perché la trasparenza salariale è un’opportunità per le aziende

Se da un lato queste nuove disposizioni comportano un cambio di passo nelle pratiche HR e nella gestione delle buste paga, dall’altro rappresentano una reale opportunità per le imprese che potranno:

  • migliorare la reputazione aziendale agli occhi dei potenziali talenti
  • ridurre il turnover grazie a politiche salariali più eque e trasparenti
  • promuovere una cultura organizzativa basata sulla parità e sul rispetto
  • prepararsi al futuro del lavoro, dove le pratiche di trasparenza sono sempre più richieste anche da partner e investitori.

Trasparenza salariale: come prepararsi al 2026

Le imprese hanno tempo fino al 7 giugno 2026 per adeguarsi, ma iniziare per tempo è fondamentale. Ecco alcune azioni concrete:

  • Analizzare le politiche retributive attuali, individuando eventuali discrepanze ingiustificate
  • Definire criteri chiari e documentabili per la determinazione degli stipendi
  • Sviluppare un piano di comunicazione interna per informare i dipendenti sui loro diritti in tema di trasparenza salariale
  • Valutare strumenti HR digitali per la gestione del personale in modo trasparente e tracciabile.
  • Formare il management e le HR su come gestire le richieste di accesso ai dati salariali
schermata dell’app Fluida dove si vede l’anteprima dell’importo della busta paga

Fluida: il ruolo del digitale nella gestione della trasparenza salariale

Strumenti di gestione delle risorse umane come Fluida possono supportare le aziende in questa transizione, semplificando la gestione delle Comunicazioni e garantendo la tracciabilità delle modifiche e dei criteri applicati, in ottica di trasparenza verso i lavoratori. Strumenti già presenti, come la funzionalità Documenti che consente già oggi di mostrare l’anteprima dello stipendio in app, un vantaggio per ora legato alla visualizzazione del singolo lavoratore, ma che guarda a quel futuro non troppo lontano.  

Con dashboard intuitive e report personalizzabili, Fluida consente di gestire in modo ordinato dati e criteri retributivi, un grande vantaggio e un passo avanti verso la trasparenza salariale.

Trasparenza salariale e futuro del lavoro: verso un mercato più equo

L’entrata in vigore della Direttiva UE 2023/970 non rappresenta solo un adempimento normativo, ma una spinta verso un mercato del lavoro più equo, trasparente e attrattivo.

Prepararsi in anticipo significa posizionarsi come un’azienda attenta ai diritti dei lavoratori e capace di attrarre talenti in un panorama competitivo sempre più sensibile alle tematiche di parità e trasparenza.