Scadenza bonus mamme lavoratrici il 9 dicembre: a chi spetta?

28 Novembre 2025

Il nuovo bonus mamme lavoratrici 2025, introdotto in Manovra come misura a sostegno dell’occupazione femminile, rappresenta una delle iniziative più discusse del 2025. Secondo le più recenti stime dell’Istat, potrà interessare oltre un quarto delle lavoratrici con figli, circa 865 mila persone, tutte con un reddito annuo non superiore a 40.000 euro.
La misura, pensata per alleggerire il peso dei contributi previdenziali a carico delle madri che lavorano, ha un obiettivo chiaro: rendere più sostenibile la partecipazione al mercato del lavoro per chi si trova a conciliare impegni professionali e carichi familiari.

Con l’avvicinarsi della scadenza del 9 dicembre, è fondamentale capire chi può accedere al bonus, in che modo viene calcolato e quali sono le modalità per presentare correttamente la domanda all’INPS.

Bonus mamme, un sostegno per la partecipazione femminile al lavoro

Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, in audizione alla Commissione Bilancio del Senato, ha illustrato l’impatto potenziale della misura. A fronte di un’adesione completa, il valore medio del beneficio sarà di circa 660 euro annui per ciascuna lavoratrice, calcolati sulla base di 60 euro mensili moltiplicati per i mesi di effettiva attività lavorativa.

L’investimento complessivo del bonus mamme lavoratrici sfiorerebbe i 570 milioni di euro, coinvolgendo circa il 3,2% delle famiglie italiane. Un impatto che, secondo i modelli previsionali dell’Istat, potrebbe tradursi in una variazione media del 2,7% del reddito familiare delle nuclei interessati.

Al di là dei numeri, l’iniziativa si inserisce in una cornice più ampia: quella delle politiche di sostegno alle madri e, più in generale, al lavoro femminile, ancora caratterizzato da forti disparità.

Occupazione femminile: un divario che resta profondo

Il rapporto Istat/Cnel dedicato allo stato dell’occupazione conferma la centralità di misure che possano supportare la presenza delle donne nel mercato del lavoro.
Nella fascia d’età 25–34 anni, infatti, meno di una donna su due risulta occupata. A questa criticità si aggiunge un ricorso molto elevato al part-time involontario: solo il 6,6% degli uomini tra i 25 e i 54 anni lavora a orario ridotto, a fronte del 31,3% delle donne nella stessa fascia.

Le differenze diventano ancora più evidenti quando si osservano le famiglie con figli. Tra gli uomini con prole, la quota di chi lavora part-time scende al 4,6%, mentre tra le madri sale a 36,7%, confermando come la gestione dei carichi familiari continui a ricadere soprattutto sulle donne.

In questo contesto, il bonus mamme si propone come uno strumento utile per alleggerire i costi del lavoro e sostenere la permanenza delle madri nel mercato occupazionale, favorendo un’occupazione più stabile.

Chi può richiedere il bonus mamme lavoratrici

Il beneficio del bonus mamme 2025 è rivolto a una platea ampia di lavoratrici, ma i requisiti da rispettare sono precisi. Hanno diritto al bonus:

  • Lavoratrici dipendenti, con contratto a tempo determinato o indeterminato.
  • Lavoratrici autonome e libere professioniste iscritte a casse previdenziali o alla Gestione Separata.
  • Madri con almeno due figli, a condizione che il più piccolo abbia meno di 10 anni.

Restano invece escluse dalla misura le lavoratrici domestiche, per cui non è prevista la possibilità di usufruire del beneficio.

Per le madri di tre o più figli, i criteri diventano più inclusivi: la soglia anagrafica del figlio minore si estende fino ai 18 anni. Una differenza pensata per sostenere le famiglie più numerose, spesso caratterizzate da carichi di cura più elevati.

Bonus per lavoratrici autonome e libere professioniste: cosa cambia

Uno dei punti più rilevanti riguarda la platea delle professioniste autonome, spesso penalizzate da misure nate principalmente per il lavoro dipendente.
Nel caso del bonus mamme, la normativa distingue due situazioni:

  • Professioniste iscritte a casse previdenziali autonome: il beneficio viene riconosciuto in relazione ai mesi di iscrizione nel corso del 2025.
  • Autonome in Gestione Separata: il contributo spetta solo per i periodi di effettiva attività lavorativa, sempre riferiti al 2025.

Sono escluse invece le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all’AGO né ad altre forme sostitutive o esonerative della contribuzione previdenziale obbligatoria.

Questa distinzione mira a garantire che il bonus sia effettivamente legato a periodi di lavoro attivo, evitando sovrapposizioni con altre forme di agevolazione.

Come e quando sarà erogato il bonus mamme 2025

L’erogazione del bonus mamme 2025 è prevista a partire dal prossimo mese, in base alla data di presentazione della domanda.
Chi invia la richiesta entro i tempi utili riceverà il beneficio con decorrenza immediata; chi invece presenta la domanda in prossimità della scadenza potrà comunque ottenere il bonus, ma con liquidazione non oltre febbraio 2026, purché la procedura sia completata entro il 31 gennaio 2026.

Si tratta di un meccanismo pensato per garantire una gestione amministrativa fluida, anche in caso di picchi di richieste sul portale INPS.

Bonus mamme lavoratrici: come presentare la domanda all’INPS

Per ottenere il bonus, è necessario completare la procedura sul sito dell’INPS entro il 9 dicembre 2025. L’accesso può avvenire tramite:

  • SPID
  • Carta d’Identità Elettronica (CIE)
  • Patronato, per chi preferisce una gestione assistita della pratica

Durante la compilazione, la richiedente deve dichiarare:

  • di essere madre di almeno due figli, con il minore under 10
  • oppure di avere tre o più figli, con il più giovane under 18

Per ogni figlio è necessario inserire dati anagrafici, data di nascita o, nel caso di adozione o affido preadottivo, la data di ingresso nel nucleo familiare, oltre al codice fiscale, se disponibile.

L’accuratezza delle informazioni fornite è determinante: eventuali incongruenze possono comportare ritardi o richieste di integrazione da parte dell’Istituto.

Il ruolo del datore di lavoro nella gestione del bonus mamme

Con l’introduzione del bonus mamme lavoratrici 2025, la modalità di accesso alla misura è stata semplificata per garantire maggiore autonomia alle beneficiarie. A differenza delle versioni precedenti dello sgravio contributivo, nelle quali la lavoratrice comunicava i dati al datore di lavoro e l’azienda provvedeva a trasmetterli all’INPS attraverso il flusso UniEmens, oggi la procedura è centralizzata e la domanda deve essere presentata direttamente dalla madre all’INPS.

Il datore di lavoro non è quindi più tenuto a svolgere l’iter amministrativo per conto della dipendente. Rimane comunque possibile che l’azienda supporti la lavoratrice fornendo informazioni, accompagnandola nella raccolta della documentazione o coordinandosi per eventuali verifiche interne, ma la responsabilità formale della domanda resta totalmente in capo alla richiedente.

Questa scelta legislativa punta a rendere il processo uniforme per tutte le categorie di lavoratrici e a evitare difformità procedurali tra dipendenti, autonome e libere professioniste. Per le aziende, invece, resta essenziale garantire chiarezza comunicativa e accompagnare le collaboratrici nei passaggi più delicati, soprattutto in vista della scadenza del 9 dicembre.

Grafico sull’aumento del bonus mamme lavoratrici previsto nella Legge di Bilancio 2026

Un aumento già definito nella Legge di Bilancio 2026

La misura è destinata a diventare ancora più significativa. Con la Legge di Bilancio 2026, il contributo mensile salirà dagli attuali 40 euro a 60 euro, confermando la volontà del legislatore di puntare su strumenti che favoriscano la presenza delle madri nel mercato del lavoro.

Il bonus non concorre alla formazione del reddito, risultando quindi interamente esentasse e applicabile direttamente come riduzione dell’aliquota contributiva.

La Manovra prevede inoltre una serie di misure complementari:

  • Decontribuzione totale fino a 8.000 euro per i datori di lavoro privati che assumono donne con almeno tre figli minorenni, prive di un impiego regolare da almeno sei mesi.
  • Priorità nella richiesta di part-time per genitori con almeno tre figli conviventi, valida fino al compimento dei 10 anni del figlio più piccolo (senza limiti in caso di figli disabili).
  • Possibilità di estendere i contratti di sostituzione in caso di congedo parentale, includendo un periodo di affiancamento fino al primo anno di età del bambino.

Si tratta di interventi pensati per favorire una maggiore continuità lavorativa, contrastare il rischio di abbandono del lavoro dopo la nascita dei figli e supportare aziende e lavoratrici nei periodi più delicati.

Welfare e organizzazione: perché questo bonus interessa il mondo HR

Sebbene il bonus sia rivolto alle lavoratrici, il suo impatto ricade direttamente anche sulle aziende e sulle funzioni HR. Da un lato perché riduce i costi contributivi e può favorire politiche di retention mirate alle madri lavoratrici, dall’altro perché incoraggia modelli organizzativi più attenti al work-life balance.

Il bonus mamme lavoratrici, unito a strumenti come lo smart-working strutturato, la gestione chiara delle presenze, la pianificazione dei turni o la richiesta efficiente dei permessi, consente a creare un ecosistema che permette alle madri (e ai genitori in generale) di lavorare con continuità.
Per questo molte organizzazioni stanno investendo in soluzioni digitali che semplificano la gestione quotidiana delle risorse umane, ottimizzano i processi e migliorano l’esperienza dei collaboratori.

Come Fluida può supportare aziende e mamme lavoratrici

In un contesto in cui la conciliazione tra vita personale e attività lavorativa resta una delle principali sfide per migliaia di madri, diventa sempre più importante per le aziende offrire strumenti che facilitino comunicazione, organizzazione e trasparenza. In quest’ottica, soluzioni digitali come Fluida permettono ai team HR di gestire in modo semplice e immediato tutte le informazioni legate al personale: rilevazione presenze, turni, permessi, comunicazioni importanti e processi amministrativi.

Grazie a una piattaforma accessibile da smartphone, le lavoratrici possono ricevere aggiornamenti aziendali, consultare documenti, richiedere permessi o gestire le proprie esigenze in pochi secondi, senza rallentare il lavoro quotidiano e con la certezza di avere sempre una linea diretta con l’azienda.

Per le mamme lavoratrici questo si traduce in maggiore flessibilità, comunicazione più efficace, meno burocrazia. Per le aziende, invece, significa adottare un’organizzazione moderna, inclusiva e attenta alle reali esigenze delle persone.

Il bonus mamme lavoratrici rappresenta un tassello importante nel percorso verso una maggiore equità nel mercato del lavoro. Non risolve da solo le cause strutturali del divario di genere, ma offre un sostegno concreto a chi affronta quotidianamente la complessità di conciliare lavoro, cura e carichi familiari.
Con una platea potenziale di oltre 800 mila beneficiarie e un aumento programmato dell’importo, la misura ha il potenziale per contribuire in modo significativo alla stabilità occupazionale delle madri.

Con la scadenza del 9 dicembre, è essenziale presentare la domanda in tempo e con tutte le informazioni corrette. La digitalizzazione dei processi HR e strumenti più efficienti per la gestione del personale possono inoltre aiutare le aziende a integrare meglio questo tipo di agevolazioni, costruendo ambienti più inclusivi e sostenibili.